Spade e dintorni



      Il Fujiyama, o più correttamente (rispetto alla pronuncia) il Monte Fuji, oltre ad essere la montagna più alta del Giappone è uno fra i simboli più cari ai giapponesi, che lo considerano figura familiare ed al contempo sacra, tanto da ritenere doveroso recarsi sulle sue pendici almeno una volta nella vita.
      La sua presenza nella tradizione e nell'arte Giapponese è una costante. Lo si incontra ad esempio nel
Taketori monogatari (Storia di un taglia-bambù), un racconto popolare giapponese del X secolo considerato il più antico esempio di narrativa nel Paese (il racconto propone anche il perché del nome "Fuji" …).
      Oppure lo si ritrova come metafora nelle rappresentazioni della poesia classica o come simbolo per molti fedeli della religione buddista e scintoista, o ancora raffigurato nel corso dei secoli in tantissimi dipinti, ad opera dei molti artisti che nella conformazione dalle sue forme particolari hanno trovato ispirazione per le loro opere. Molto conosciute sono le "36 vedute del Monte
Fuji" (sebbene poi siano molte più di 36 …) del famoso pittore giapponese Katsushika Hokusai (1760–1849).
La presenza del Monte
Fuji è stata poi riconosciuta anche sulla lama di alcune Katana, disegnata dal profilo dello "hamon", la linea della tempra che l’ultima fase del processo di forgiatura forma sull’acciaio, a delimitare i confini del tagliente, secondo la sapienza ed anche il gusto dei Maestri spadai. Il profilo dello hamon è una caratteristica della lama, uno dei tanti misteri che corredano il rito della forgia di una Katana e permette spesso agli intenditori l'identificazione del Maestro spadaio che l’ha forgiata.
      La spada giapponese gode di una fama tutta propria e autonoma rispetto a quella dello spadaccino che la brandiva. Forse l’aura che avvolge la
Katana nasce dalla mitologia che l’accompagna, che attinge alle origini dello Shintoismo, o dall’essere l’effige della classe che ha dominato il Giappone per 5 secoli, i Samurai. Senz’altro però, molta parte di questa fama è dovuto proprio alla natura mistica e leggendaria dei maestri forgiatori che facevano nascere le loro lame quasi evocandole dalla sabbia ferrosa, attraverso le fasi della cerimonia della forgia.
      La realizzazione di una lama era infatti un autentico rituale sacro, presieduto dal Maestro spadaio che vestiva abiti sacerdotali, sceglieva il giorno più adatto, curava la purificazione di corpo e spirito, provvedeva a proteggere la fucina dagli spiriti maligni che potevano compromettere la buona riuscita dell’opera. La figura del Maestro forgiatore racchiudeva quindi in sé le conoscenze e le competenze del tecnologo, dell’alchimista, dello scienziato, dell’artista, del divinatore.

      L’arte della lavorazione del ferro arrivò in Giappone dalla Cina settentrionale, ma nel IV secolo d.C., dopo un periodo di massiccia importazione di spade dalla Cina, il Giappone diede avvio ad una produzione propria, mettendo a punto tecniche di fabbricazione, forme e tipologie di spade in ferro assolutamente originali.
      Il Maestro forgiatore per antonomasia, il più famoso fra i maestri spadai del Giappone, è il leggendario
Masamune Okazaki, conosciuto anche come Goro Masamune. La mancanza di dati biografici certi rende la sua esistenza parte della leggenda associata alle sue spade. Si ritiene che abbia operato nel periodo compreso fra il 1288 e il 1328, nella provincia di Sagami, dove costruiva spade e pugnali.
      Si pensa che la reputazione di
Masamune sia dovuta all’introduzione di un processo di doppia tempra, con cui accrebbe la durezza dell’acciaio prodotto e la potenza delle sue spade. Oggi sono pochissimi gli esemplari giunti a noi che riportano la firma di Masamune, ma nella storia giapponese sono frequenti i personaggi famosi che hanno orgogliosamente impugnato una spada Masamune , corredata a sua volte della propria leggenda. Fra queste lame, la "Honjo Masamune ", considerata una delle migliori spade mai costruite, ha rappresentato nell’era Tokugawa il potere dello Shogunato e per questo veniva tramandata da uno Shogun al successivo.
      Non bastando la storia, una lama
Masamune è entrata anche nel cinema! Il personaggio di Ramirez, del film "Highlander", ebbe in dono dallo stesso Masamune una delle sue preziose spade, forgiata in occasione del matrimonio fra Ramirez e la figlia di Masamune. Alla morte di Ramirez, la spada venne poi "ereditata" dal protagonista della saga degli immortali, Connor McLeod.

      Nella tradizione, le virtù delle spade
Masamune spesso trascendevano gli aspetti tecnologici fino a divenire addirittura il riflesso di valori etici propri della spada (ma anche i miti della nostra parte di mondo sono popolati da spade con un’anima o almeno con un carattere …) e si sono inevitabilmente ritrovate contrapposte ad un degno alter ego, le "malvagie" lame di Muramasa.
     
Muramasa Sengu è stato un famoso fabbro artigiano giapponese, vissuto nel XVI secolo e fondatore della scuola di fabbri Muramasa, situata nella provincia di Ise. Questa scuola era famosa per lo straordinario filo delle lame prodotte e ha continuato la sua attività fino al tardo '500.

      Le lame di
Muramasa, dalle peculiarità uniche e dalla straordinaria capacità di taglio, caddero però in disgrazia all’avvento dello Shogunato Tokugawa.
     
Ieyasu Tokugawa, fondatore dello Shogunato che governò il Giappone fino ad un secolo e mezzo fa, aveva perso molti amici e parenti, uccisi da lame Muramasa. Lui stesso era stato ferito gravemente da una di queste: tanto bastò per individuare in esse un vero maleficio scagliato su di lui e la sua famiglia e, conseguentemente, per vietare ai suoi samurai il possesso di quelle spade.
      Da parte dei
Tokugawa, si provvide quindi velocemente ad estirpare la maledizione delle lame di Muramasa sul casato (alcune lame andarono distrutte, ma molte altre furono nascoste o modificate rimuovendone la "mei", la firma di Muramasa, per continuare ad utilizzarle …), mentre fra gli oppositori ed avversari del regime si scatenò una vera caccia al possesso di armi forgiate da Muramasa, le più adatte a difendere la loro causa! Questo fu il contesto in cui nacque la leggenda delle lame Muramasa, lame demoniache in grado di generare un’insaziabile sete di sangue su chi le brandisce, perché di sangue devono bagnarsi prima d’esser riposte, fosse anche quello di colui che la impugna! … a conferma della regola universale per cui tutto ciò che è inviso al Potere Costituito diviene automaticamente malvagio e sanguinario. E così Muramasa, assunto al ruolo di uomo violento, capace di trasmettere nelle proprie spade la sua malvagità, diventò una costante nei racconti popolari e nel teatro tradizionale.
      A titolo di esempio, un leggenda dalle molte versioni ha voluto mettere a confronto i due Maestri
Masamune e Muramasa, per l’occasione resi contemporanei. La leggenda racconta di una sfida fra i due a chi costruiva la spada più tagliente. Create due spade magnifiche, le appesero ad una sporgenza sopra un fiume, con la punta della lama immersa nell'acqua. La spada di Muramasa tagliò ogni cosa che incontrava: pesci, foglie, persino il vento. La spada di Masamune , invece, non tagliò né pesci né foglie, che passavano indenni, mentre il vento soffiava dolcemente sulla lama. Mentre Muramasa derideva Masamune per la sua scarsa abilità di forgiatore di lame, un monaco che aveva osservato tutta la sfida venne e disse ai due: "La prima spada è senza dubbio una spada tagliente, ma è portatrice di sangue, una spada malvagia che non fa differenza fra ciò che taglia. Può essere buona per tagliare farfalle così come teste. La seconda è notevolmente più tagliente delle due, e non taglia senza motivo ciò che è innocente ... ".