Musashi



      " Tsuba" è il nome della guardia nella Katana e si trova quindi montata alla fine dell’impugnatura della spada, a protezione delle mani del guerriero che la brandiva.
      Le forme utilizzate per realizzare una
tsuba sono tantissime, dipendendo sia dall’estro artistico dell’artigiano sia, ovviamente, dall’uso finale della spada. Le spade usate dalla fanteria montavano tsuba che facevano a meno di ceselli ed intarsi, le spade dei " Damyo" invece dovevano dare il loro contributo all’idea di ricchezza e nobiltà del loro possessore ed i metalli preziosi e le lavorazioni artistiche rendevano le tsuba che corredavano quelle Katana piccoli e preziosi capolavori.
      Nell’icona che apre questa pagina è raffigurata una
tsuba costituita da due anelli eccentrici, posti uno a destra ed uno a sinistra della lama. Questo modello di tsuba è stato ideato dal più famoso spadaccino della storia del Giappone: Mihamoto Musashi.

      La vita di Musashi è avvolta dal mito e dalla leggenda, come si conviene che debba essere la biografia di uno spadaccino famoso per essere uscito indenne da decine di scontri all’ultimo sangue, in cui spesso a restare sul terreno senza vita era un famoso maestro di arti marziali.
      La sua carriera di invincibile guerriero iniziò presto, al suo tredicesimo anno, quando uccise il primo avversario. Da lì proseguì abbracciando un’esistenza errabonda che lo portò in vari luoghi e città del Giappone, passando da un’avventura ad un’altra, sopravvivendo a scontri contro numerosi avversari contemporaneamente ed ai duelli con i più famosi uomini d’armi del tempo.
      Di questi duelli, il più noto è quello contro
Kojiro Sasaki , noto anche come Ganryu, famoso guerriero ed innovatore della tecnica schermistica, la cui fama non era minore di quella di Musashi. Spadaccino esperto ed abile col ventaglio da guerra, poeta e letterato, anche Ganryu, nonostante la sua esperienza, non sopravvisse all’invincibile Musashi.
      Il duello fra
Musashi e Kojiro Sasaki viene ricordato in molte versioni. Si dice che Musashi arrivò volontariamente tardi all’appuntamento, trovando un avversario ormai preda di una furibonda ira e quindi poco lucido; si dice che più che ad esasperare Kojiro , Musashi mirasse a cogliere il momento del tramonto del sole, per averlo alle spalle a disturbare la vista del suo nemico; si dice anche che Musashi combattè il duello con un " bokken", una spada di legno, che lui stesso intagliò al momento, usando un remo e sfalsandone la lunghezza a suo vantaggio.
      Ma anche nel duello con
Ganryu, come nei tanti duelli vinti, il vero segreto della formidabile invincibilità di Musashi è rimasto irrisolto. Forse nella scherma di Musashi l’istinto a sopravvivere ad ogni costo era il primo fra gli ingredienti, grazie al quale otteneva l’approccio ottimale ad una situazione che era di scontro mortale. Tutto: abilità, strategia, intuizione, malizia, condizioni occasionali, ha la stessa vitale importanza, tutto può fare la differenza e niente può essere trascurato.

      Esiste però una "macchia" sulla fama d’invincibilità di Musashi: Muso Gonnosuke Katsuyoshi. Gonnosuke nacque da una famiglia di Samurai e ricevette un’articolata formazione guerriera, in particolare sui dettami della prestigiosa scuola Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu.
      Divenuto presto abilissimo nel maneggio di diverse armi, "
Ken" (spada)," Bo" (bastone lungo) "Yari" (lancia), "Naginata" (alabarda), un giorno decise di intraprendere il "musha shugyo", ovvero il tradizionale pellegrinaggio che molti guerrieri compivano mettendosi a vagabondare lungo le strade del Giappone, per confrontarsi e magari scontrarsi con le scuole di arti marziali incontrate lungo il cammino. Si racconta che Gonnosuke, dai tanti duelli affrontati lungo il suo musha shugyo , sia sempre uscito vincitore, sconfiggendo i migliori guerrieri del Giappone.
      Ma un giorno incontrò sulla sua strada un
ronin di nome Miyamoto Musashi
      I due duelli tra
Gonnosuke e Musashi appartengono alla mitologia del Giappone dei Samurai, sebbene il primo scontro sia stato storicamente accertato e si suppone abbia avuto luogo intorno al 1600. Luogo ed armi utilizzate dai duellanti restano invece incerti: alcuni racconti sostengono che Gonnosuke abbia usato il Bo (bastone lungo), altri una spada di legno eccezionalmente lunga (più di 4 shaku, quando una spada, di legno o meno, era normalmente lunga circa 2,50 shaku). Anche sull’arma di Musashi si contano più versioni, sebbene la leggenda voglia che Musashi usasse la sua tecnica (" Niten", ovvero l’uso della spada lunga e corta contemporaneamente), per neutralizzare definitivamente l’attacco di Gonnosuke con un blocco a forma di " X".


      L'essenza della storia resta comunque che Gonnosuke, spadaccino ormai famoso e sicuro delle proprie notevoli abilità marziali, un giorno incontrò Musashi e lo sfidò senza tante cerimonie a duello. Musashi seppe evitarne con facilità tutti gli attacchi, fino ad imprimergli una irriverente sconfitta.
      Secondo la tradizione
Gonnosuke, deluso dalle sue capacità per quella sconfitta subita con relativa facilità ed umiliato perchè Musashi, pur avendolo avuto alla sua mercè, non lo aveva finito, si ritirò in un monastero shintoista a contemplare il crollo di tutte le sue certezze... In quel contesto mistico, Gonnosuke oltre alle pratiche di preghiera si sottopose ad estenuanti sessioni quotidiane di allenamento, per perfezionare la sua tecnica. Non si esclude però che egli, prima del suo ritiro, abbia invece continuato il suo musha shugyo, acquisendo conoscenze dalle più diverse arti marziali praticate nei tanti dojo incontrati sul cammino.
      Che sia stata l’intensità ispirata dei suoi allenamenti (sono diversi i racconti di sue visioni mistiche) o la grande esperienza accumulata sul maneggio di così tante armi,
Gonnosuke alla fine sintetizzò una forma di combattimento, poi nota come Shinto Muso-ryu, legata al " Jo", un bastone di 128 cm (lo stesso usato ad esempio nell’Aikido), più corto e quindi più maneggevole del Bo tradizionale, ma anche più lungo della Katana classica. Come ancora riportato dalla tradizione Gonnosuke, armato di questa sua nuova tecnica, tornò a cercare Musashi e la sua rivincita. I diversi racconti descrivono un duello in cui Musashi non riuscì a piegare Gonnosuke o fu da lui addirittura sconfitto: una possibile pecca nell’incredibile serie delle sue vittorie, causata però dalla scelta di Musashi di risparmiare Gonnosuke.
      Di sè
Miyamoto Musashi scrisse: "Non so se fu dono divino, abilità naturale, o se ho incontrato solo avversari inferiori. A trent’anni mi sono guardato indietro e ho ricercato il perchè di una simile invincibilità: solo a cinquant’anni ho messo a punto una via della strategia che sfruttava tutta la mia esperienza".
      Non fondò scuole nè volle allievi, rifiutò sfarzo e lusso che i ricchi signori gli offrivano pur di ospitarlo e fregiarsi della sua compagnia, non si cullò sulle glorie passate, passò la sua vita studiando sè stesso e la via della strategia. All’età di 60 anni
Miyamoto Musashi era ormai un uomo che non aveva più bisogno della spada per trovare una relazione con il suo mondo: autoconfinatosi nelle grotte Ungan, sulla montagna Kimpo, aveva ormai da tempo scelto altre attività cui dedicarsi ed in cui eccellere: calligrafia, pittura, scultura, poesia e forgia di tsuba.
      In quell’isolamento
Musashi scrisse la sua opera " Gorin no Sho" (Il libro dei cinque anelli), in cui cercò di trasmettere le sue cognizioni. Miyamoto Musashi se ne va dal mondo terreno il 19 maggio 1645, all’età di 62 anni, per entrare per sempre nel mito. Pochi giorni prima aveva scritto il suo messaggio finale il " Dokko-do" (La via che devi seguire da solo) e consegnato ai pochi amici che lo assistevano, come regalo di addio, le sue temibili spade.